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Padru troviamo questo particolarissimo vitigno, poco conosciuto in Sardegna, infatti
trova il suo habitat naturale in Liguria, e in Toscana più precisamente
nell'isola d'Elba. Il motivo per cui lo ritroviamo a Padru e Sozza è probabilmente
da ricercare tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900, quando i carbonai toscani
si recarono in Sardegna per tagliare i boschi, da cui ricavare il carbone. Si
ritiene che furono proprio i carbonai toscani a introdurre l'aleatico in questa
parte della Gallura. |
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Attualmente non si ha notizia della coltivazione
di questo vitigno in altre zone della Sardegna, eccezione fatta per Ozieri, dove
si trova un appezzamento, che in origine apparteneva ad un giudice che svolgeva
le sua attività in Liguria. Si deduce che l'aleatico di Ozieri abbia origine
ligure. |
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Fino ai primi anni ottanta la coltivazione dell'aleatico
avveniva con gli stessi metodi utilizzati in passato: le uve venivano colte e
poi poste ad appassire per 15 giorni su dei canneti, dopo di che si procedeva
alla loro pigiatura. Si ricavava un vino liquoroso, di singolare gusto e fragranza.
Tale metodologia oramai non viene più adoperata, anche se non risulta immutato
il gusto dell'aleatico. |
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Di solito le uve vengono colte quando i loro acini
sono quasi passiti, il vino ricavato è molto dolce, il gusto ricorda quello
dell'uva passa e del fico secco, la sua consistenza è molto densa, tanto
che durante i travasi scorre molto lentamente lungo la pompa di aspirazione. |
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Questo vino viene offerto in occasioni particolari,
vista la sua esigua produzione, per non correre il rischio, un domani, di dover
rinunciare del tutto alla degustazione di un vino così gradevole. |
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In un recente passato veniva coltivato dalla maggior
parte dei viticoltori di Sozza, la sua resa limitata ha però scoraggiato
molti, tanto che gli ultimi produttori ad avere una grande richiesta da varie
parti della Sardegna erano i fratelli Mudulu, e i fratelli Giua. |
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